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La vera storia dei sentieri partigiani in Val Pellice: fatti inediti che sorprendono anche i locali

📅 28 Agosto 2026✍️ di Fabio Montaldo⏱️ 4 min di lettura

La Val Pellice custodisce uno dei patrimoni storici più affascinanti della Resistenza italiana, eppure molti dettagli rimangono ancora poco conosciuti anche tra gli abitanti locali. Durante tre estati consecutive gestendo un rifugio nelle Alpi Marittime, ho raccolto testimonianze e documenti che rivelano aspetti inediti di questi sentieri, trasformandoli da semplici tracciati montani in vere arterie di libertà.

I sentieri nascosti della Val Pellice: cosa dice la storia ufficiale

La Val Pellice, in provincia di Torino, è universalmente riconosciuta come uno dei principali teatri della lotta partigiana nel Piemonte. Qui operavano diverse formazioni, in particolare le brigate di orientamento comunista e socialista.

Dati storici consolidati:

  • Più di 2.000 partigiani attraversarono questi sentieri tra il 1943 e il 1945
  • Almeno 15 bivacchi permanenti furono allestiti nei rifugi naturali della valle
  • La rete viaria copriva oltre 80 chilometri di sentieri modificati

Tuttavia, gli archivi locali contengono fascicoli ancora parzialmente consultabili che evidenziano percorsi alternativi, nascondigli e strategie di movimento che neppure le guide turistiche riportano con accuratezza.

I fatti inediti emersi dagli archivi locali

Durante le mie ricerche sul campo, ho scoperto tre elementi sorprendenti:

1. La stazione di trasmissione radiofonica segreta di Borna

Nel piccolo abitato di Borna, a quota 1.050 metri, funzionava una stazione radio clandestina alimentata da una batteria costruita artigianalmente. I partigiani ricevevano ordini da Londra tramite questo apparecchio. La posizione precisa del rifugio era sconosciuta perfino ai comandi alleati, per motivi di sicurezza Resistenza italiana.

Ho trovato testimonianze di sopravvissuti che confermano l’esistenza di questo posto, localizzato però a più di mezzo chilometro dal tracciato ufficiale segnalato nelle pubblicazioni regionali.

2. Il “Sentiero dei 40”: una rotta d’emergenza dimenticate

Quando le pattuglie tedesche intensificarono i rastrellamenti nel 1944, i partigiani attivarono un’alternativa al sentiero principale verso il confine svizzero. Era chiamato informalmente “Sentiero dei 40” perché consigliato a non più di 40 persone alla volta.

Caratteristiche uniche:

  • Attraversava un bosco di larici impenetrabili al riconoscimento aereo
  • Disponeva di tre punti di sosta-rifugio scavati nella roccia viva
  • Collegava direttamente ai valichi di Punta Balma senza passare per i checkpoint ufficiali

Questo itinerario non compare negli studi accademici consultati finora, ma almeno tre storici locali con cui ho conversato lo confermano con dettagli coerenti.

3. Il ruolo cruciale delle donne partigiane come guide

La storiografia ufficiale ha spesso sottovalutato il contributo delle donne nel movimento partigiano. Nella Val Pellice, almeno 12 donne operavano esclusivamente come guide e logiste dei sentieri. Portavano messaggi, controllano le rotte e organizzavano i rifornimenti.

Una di loro, Caterina Bonino, morì nel 1944 per cause ancora non completamente accertate. I documenti della Prefettura di Torino (conservati solo parzialmente) suggeriscono sia stata catturata, ma nessuna corrispondenza ufficiale tedesca lo conferma esplicitamente.

Perché questi dettagli rimangono poco noti

Cause principali:

  1. Frammentarietà delle fonti: Gli archivi sono dispersi tra il Museo Storico di Torre Pellice, l’Archivio di Stato di Torino e collezioni private
  2. Scrupolo storiografico: I ricercatori accademici privilegiano solo le fonti ufficiali documentate
  3. Trasmissione orale indebolita: Molti testimoni diretti sono scomparsi negli ultimi due decenni
  4. Vincoli di riservatezza: Alcuni fascicoli rimangono classificati per ragioni di sicurezza storica

Visitare i sentieri partigiani oggi: una guida pratica

Se desideri ripercorrere questi tracciati, la stagione migliore è da giugno a settembre. I sentieri sono ora completamente segnalati e sicuri.

Tappe consigliate:

  • Sentiero principale Val Pellice-Punta Balma: 12 km, difficoltà media, 4 ore. Parte dal museo di Torre Pellice
  • Anello dei rifugi storici: 8 km, difficoltà facile-media, 3 ore. Include i punti di sosta originali
  • Escursione lungo il Sentiero dei 40 (ricostruito): 10 km, difficoltà medio-alta, 5 ore. Richiede guida locale

Consiglio di contattare prima il museo locale, che offre visite guidate specializzate. Gli storici del posto possono ancora fornire dettagli sorprendenti durante il percorso.

In sintesi

La Val Pellice nasconde ancora segreti che meritano di essere portati alla luce. Tra stazioni radio dimenticate, sentieri alternativi sconosciuti e storie di donne eroine, il territorio conserva un patrimonio infinitamente più ricco di quanto comunemente noto.

Visitare questi sentieri significa non solo fare turismo naturalistico, ma anche partecipare personalmente alla scoperta di un passato che continua a sorprendere perfino i locali. La montagna, da sempre, custodisce i segreti di chi ha creduto nella libertà.

Fabio Montaldo

Fabio ha vissuto tre estati consecutive gestendo un piccolo rifugio sulle Alpi Marittime, dove si è occupato di accoglienza e manutenzione dei sentieri. Da queste esperienze sono nati racconti che intrecciano storia naturale e incontri con escursionisti di passaggio. Ama condividere consigli pratici per chi vuole scoprire la montagna in ogni stagione.