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Cosa fare se trovi un animale ferito lungo il percorso? I passaggi giusti da seguire per non peggiorare la situazione

📅 26 Agosto 2026✍️ di Stefano De Biase⏱️ 6 min di lettura

Chi: escursionisti e viaggiatori. Cosa: un animale ferito lungo il sentiero. Dove: boschi e crinali tra Liguria, Piemonte e tutto l’arco alpino. Quando: con l’arrivo della bella stagione, quando l’afflusso in quota cresce. Perché: intervenire nel modo giusto può salvare una vita e prevenire rischi per tutti.

Negli ultimi mesi, con i sentieri più frequentati e la fauna in piena attività, gli incontri ravvicinati sono più probabili. Ho camminato spesso in solitaria tra mare e monti, dormendo in quota per fotografare le prime luci sull’Appennino e sulle Alpi Marittime: basta un passo fuori traccia e ci si può imbattere in un capriolo zoppicante, un rapace stordito da un cavo, un cane da pastore ferito. Sapere cosa fare – e soprattutto cosa evitare – è una responsabilità di chiunque ami la montagna.

Valuta la scena, metti in sicurezza te stesso e il gruppo

Il primo passo è l’osservazione: mantieni la distanza (almeno 10-15 metri), spegni torce puntate dirette, limita voci e movimenti bruschi. Un animale impaurito può reagire in modo imprevedibile; anche un piccolo riccio o una volpe debilitata possono mordere o trasmettere patogeni.

Controlla l’area: ci sono strapiombi, carreggiate vicine, fili elettrici, cani liberi o greggi? Metti in sicurezza i compagni, lega i cani e segnala il punto con bastoncini o uno zaino visibile senza ostruire il sentiero. Se sei su una strada di accesso ai rifugi, posiziona una persona a distanza per rallentare eventuali veicoli.

Osserva i segni: respiro affannoso, sangue evidente, ali asimmetriche nei volatili, incapacità di rimettersi in piedi. Evita di toccare: il contatto umano aumenta lo stress, peggiora alcune lesioni e, nel caso di fauna selvatica, può avere implicazioni legali.

Chi chiamare: la catena corretta dei soccorsi

Se la situazione è seria o l’animale è selvatico, il riferimento principale è il Numero unico di emergenza 112. Fornisci posizione precisa (coordinate GPS dall’app cartografica), quota, sentiero di accesso e condizioni del terreno. Il 112 attiverà i Carabinieri Forestali o i servizi competenti.

Per la fauna selvatica, in molte regioni intervengono i Carabinieri Forestali e i Centri di Recupero Animali Selvatici (CRAS), spesso tramite il Servizio Veterinario dell’ASL. Per cani e gatti feriti su strade o in prossimità dei paesi, contatta la Polizia Locale o il canile sanitario del territorio. Se ti trovi vicino a un rifugio, avvisa il gestore: conosce i riferimenti rapidi in zona e può supportare la comunicazione.

Ricorda: la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato e tutelata dalla Legge 157/1992. La cattura o la detenzione non autorizzata sono vietate; l’eccezione riguarda i casi di necessità e urgenza, sempre da segnalare con tempestività alle autorità.

Cosa fare nell’attesa: protezione, ombra, silenzio

Riduci gli stimoli. Crea un cono d’ombra con lo zaino o una giacca a distanza, senza coprire il muso o le vie respiratorie. Allontana curiosi e cani; pochi minuti di quiete possono stabilizzare un animale in shock.

Non somministrare cibo o acqua: rischiano di essere aspirati nei polmoni, specialmente se l’animale è stordito. Non applicare disinfettanti o spray: senza diagnosi possono peggiorare ferite oculari o cutanee. Unico intervento prudente, se strettamente necessario: coprire con un panno leggero gli occhi di un volatile per ridurre lo stress, mantenendo il becco libero.

Segna il punto con coordinate precise, scatta foto a distanza utile a orientare i soccorsi e lascia un riferimento visibile sul sentiero. Se devi muoverti per chiamare rete, stabilisci un orario per tornare e verifica che qualcun altro rimanga a vista.

Quando spostare l’animale (e quando no)

Lo spostamento è l’ultima risorsa, consentito solo se l’animale rischia un investimento imminente o un precipizio. In tal caso, indossa guanti spessi o avvolgi le mani in una maglia, solleva senza torcere, sostieni il corpo e limita i movimenti. Per piccoli volatili, usa una scatola arieggiata e scura; per ricci o mustelidi, una coperta spessa; per ungulati, non intervenire senza personale formato: possono ferire gravemente.

Non portare l’animale con te al rifugio o in auto se non espressamente indicato dalle autorità: rischi sanzioni e, soprattutto, di compromettere il recupero. «Lo stress da contenimento è tra le prime cause di peggioramento clinico nei selvatici», ricorda un veterinario del CRAS di riferimento nella dorsale ligure. «La cosa più importante è guadagnare tempo utile e ridurre gli stimoli».

Errori da evitare (anche con le migliori intenzioni)

  • Non toccare cuccioli di cervide o leprotti soli nell’erba: spesso la madre è nei paraggi.
  • Non inseguire: l’animale consuma energie vitali e può cadere.
  • Non improvvisare steccature o bendaggi stretti: favoriscono necrosi e infezioni.
  • Non pubblicare posizione esatta sui social: può attirare curiosi e bracconieri.
  • Non dare farmaci umani o per cani/gatti: dosaggi e molecole possono essere letali.

Il kit utile nello zaino dell’escursionista responsabile

Bastano pochi oggetti leggeri per fare la differenza senza “fare i veterinari”.

  • Guanti in nitrile e un paio di guanti da lavoro.
  • Garze sterili e una coperta termica (lato opaco verso l’animale).
  • Nastro telato e un sacchetto/scatola pieghevole forata per piccoli volatili.
  • Power bank e app cartografica offline per segnare coordinate.
  • Fischietto o luce rossa per segnalazione discreta al calare del buio.

Prevenzione: come ridurre gli incidenti in montagna

La migliore gestione è non arrivare al trauma. Restare sui sentieri segnati, controllare i cani al guinzaglio, moderare la velocità in auto sulle strade bianche che portano ai rifugi sono azioni semplici ma decisive. In primavera estate, periodo di nascite, la probabilità di incontri con cuccioli aumenta: serve prudenza extra all’alba e al tramonto, quando la fauna è più attiva.

Informati prima di partire: i gestori dei rifugi e le guide locali conoscono le aree sensibili (nidi di rapaci, passaggi faunistici, tratti di pascolo). In caso di lavori forestali o eventi sportivi, alcune piste possono essere interdette: rispettare la segnaletica temporanea evita collisioni con mezzi e animali in fuga.

Domestici, selvatici, animali da pascolo: differenze operative

Con cani e gatti identificabili, la priorità è la sicurezza stradale e il contatto con Polizia Locale o canile sanitario: il microchip consente un rapido ricongiungimento. Con gli animali da pascolo (ovini, caprini, bovini) avvisa il pastore o il rifugio più vicino: spesso il proprietario è raggiungibile via radio o telefono. Per la fauna selvatica, attieniti sempre al canale 112/Carabinieri Forestali e alle indicazioni del Servizio Veterinario.

In quota, dove il segnale è intermittente, individua punti con visuale aperta e, se sei in gruppo, invia la persona più veloce con coordinate segnate. L’esperienza maturata sui crinali tra Marittime e Liguri insegna che pochi minuti spesi per una segnalazione chiara valgono più di qualsiasi intervento improvvisato.

Aiutare un animale ferito, alla fine, è un atto di civiltà e di rispetto per la montagna. Chi frequenta i nostri sentieri sa che ogni gesto ha conseguenze sull’ecosistema. Agire con metodo, conoscendo limiti e competenze, è la forma più alta di cura che possiamo offrire.

Stefano De Biase

Stefano ha esplorato buona parte dei sentieri montani tra Ligure e Piemonte, spesso in solitaria, dormendo a quote elevate per fotografare all’alba le cime innevate. Gestisce da anni un diario digitale con consigli per trekking impegnativi e interviste a storici rifugi. Ha partecipato a spedizioni con piccoli gruppi di camminatori appassionati.