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Consigli Pratici

I migliori punti panoramici dei sentieri partigiani in Val Pellice: scorci mozzafiato a due passi dal percorso principale

📅 19 Agosto 2026✍️ di Clara Bortoluzzi⏱️ 5 min di lettura

La Val Pellice è un’escursione che merita di essere affrontata non solo per il valore storico dei sentieri partigiani, ma soprattutto per gli scorci panoramici che si aprono lontano dalla folla. Se stai pianificando un’esperienza in montagna che combini storia, natura e autenticità, devi sapere dove fermarti davvero. Non basta seguire il percorso principale: ci sono punti di vista che trasformano una semplice escursione in un ricordo indimenticabile.

Perché i sentieri partigiani della Val Pellice meritano una sosta

Questi tracciati non sono semplici strade di montagna. Ogni tornante racconta una storia di resistenza, di persone che hanno scelto di combattere in altura. Ma ciò che rende speciale questa zona è la capacità di unire il peso della memoria storica con la bellezza selvaggia del paesaggio. Mentre cammini, passi da quote dove la vista spazia fino alle Alpi Cozie.

Il sentiero principale è ben tracciato e frequentato, soprattutto nei fine settimana. Tuttavia, se vuoi evitare il flusso turistico e scoprire angoli che pochi conoscono, devi deviare leggermente dal percorso convenzionale. È qui che trovano spazio i migliori punti panoramici.

Ho percorso questi sentieri durante un’estate di volontariato presso i rifugi della zona. Ogni volta che avevo un giorno libero, portavo con me la macchina fotografica e esploravo le diramazioni laterali. Sono convinta che la vera magia della montagna stia proprio in questi detours.

I tre punti panoramici imprescindibili

Roccia del Forte è il primo che ti consiglio. Raggiungibile con una deviazione di circa mezz’ora dal percorso principale verso Bobbio Pellice, offre una prospettiva verticale sulla vallata. Da qui il Pian del Col si stende come una mappa davanti ai tuoi occhi. La roccia affiorante ti permette di sederti in sicurezza e scattare foto che catturano la profondità della valle. Il tempo migliore è il tardo pomeriggio, quando la luce laterale esalta le creste rocciose.

Balconata del Chiot, più impegnativa da raggiungere (richiede circa 45 minuti di deviazione), ti ripaga con una vista a 360 gradi. Questo punto prende il nome dalla forma del territorio circostante ed è meta privilegiata di fotografi esperti. Nel mio taccuino di escursionista volontaria, lo ho annotato come “il posto dove il cielo tocca le montagne”. Non è iperbole: le giornate di cielo terso regalano panorami che si estendono fino al massiccio del Monviso.

Passo Malandrino è il terzo. Meno conosciuto dei precedenti, rappresenta un equilibrio perfetto tra accessibilità e autenticità. Si raggiunge deviando dal sentiero principale circa un’ora dopo la partenza da Villasellano. Qui troverai spesso un silenzio totale, rotto solo dal vento e dai suoni della natura. È il luogo ideale se cerchi una pausa riflessiva durante l’escursione.

Come scegliere il tuo itinerario

La difficoltà principale non è fisica, ma organizzativa. Devi decidere quanto tempo dedicare alle deviazioni. Se hai mezza giornata, visita solo Roccia del Forte e torna indietro. Se disponi di una giornata intera, puoi aggiungere Balconata del Chiot. Per Passo Malandrino, inseriscilo come tappa intermedia se stai affrontando l’intero sentiero partigiano.

Considera l’orario di partenza. In montagna, le migliori condizioni fotografiche e meteorologiche si verificano nelle prime quattro ore dopo il sorgere del sole e nelle due ore prima del tramonto. I rifugi della zona offrono pernottamenti se vuoi affrontare il percorso in due giorni.

Uno degli errori più comuni è partire senza una buona carta topografica o un’app GPS affidabile. Le deviazioni verso i panoramici non sono sempre segnalate con chiarezza. Durante il mio periodo di volontaria, ho incontrato escursionisti che si erano persi cercando questi punti. Scarica offline le mappe prima di partire.

L’attrezzatura fotografica è importante solo se intendi documentare l’esperienza. Altrimenti, uno smartphone moderno cattura dettagli sufficienti. Quello che davvero serve è una buona dose di curiosità e il coraggio di fermarsi anche se non sei sulla strada principale.

La prospettiva storica che arricchisce il cammino

La Val Pellice è stata teatro di operazioni partigiane durante la Resistenza italiana|Resistenza. I sentieri che oggi percorri sono gli stessi utilizzati dai combattenti. Conoscere questa dimensione storica trasforma il semplice trekking in un viaggio della memoria. Molti rifugi della zona custodiscono testimonianze di questa epoca e i gestori sono spesso fonti preziose di storie e approfondimenti.

Quando raggiungi uno dei panoramici consigliati, fermati un momento e pensa a chi ha camminato su questi stessi sentieri in circostanze completamente diverse. Aggiunge profondità all’esperienza.

Se fossi al posto tuo, cosa farei

Affronterei il sentiero partigiano della Val Pellice non come una lista di punti da spuntare, ma come un’occasione per scoprire cosa la montagna sa raccontare quando la ascolti veramente. Prenderei i tre punti panoramici che ho descritto come ancoraggio, ma mi darei libertà di esplorare anche altre deviazioni se il tempo lo permette. Porterei una macchina fotografica, sì, ma passerei più tempo a guardare che a scattare. Dormire in uno dei rifugi della zona cambierebbe ulteriormente la percezione dell’esperienza: il mattino dopo, la montagna si mostra da una prospettiva completamente nuova.

Se ami la fotografia, la storia e le camminate a passo lento, questo è il tuo percorso. Se cerchi una sfida fisica intensa, probabilmente troverai questi sentieri non sufficientemente impegnativi. La Val Pellice racconta storie che vanno oltre la difficoltà tecnica.

Checklist prima di partire

  • Scarica mappe offline GPS dei sentieri e delle deviazioni
  • Controlla le previsioni meteo per almeno tre giorni prima
  • Prenota pernottamento in rifugio se intendi affrontare il percorso in due giorni
  • Prepara uno zaino con scorte d’acqua (almeno due litri) e snack energetici
  • Verifica l’orario di apertura dei rifugi sulla tua rotta
  • Comunica il tuo itinerario a qualcuno prima di partire
  • Porta una torcia frontale anche se non pianifichi di camminare al tramonto
  • Indossa scarponi con suola robust: i sentieri sono rocciosi
  • Prepara una piccola fotocamera se desideri documentare il percorso
  • Pianifica le pause: ogni panoramico merita almeno 20 minuti di sosta

Clara Bortoluzzi

Clara racconta la montagna da una prospettiva giovane, dopo anni trascorsi come volontaria nelle cucine di diversi rifugi trentini. Appassionata di fotografia, documenta percorsi poco noti e la vita quotidiana degli ospiti e gestori. Scrive articoli che avvicinano i giovani al turismo responsabile e rispettoso dell’ambiente alpino.