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Consigli Pratici

Come raggiungere i sentieri partigiani in Val Pellice senza auto? Soluzioni sostenibili e pratiche

📅 30 Agosto 2026✍️ di Silvia Lanteri⏱️ 5 min di lettura

La strada meno battuta verso la memoria partigiana

Mi è capitato di incontrare, qualche estatezione fa mentre monitoravo i movimenti di una coppia di stambecchi sui pascoli di Bobbio Pellice, un anziano signore che risaliva il sentiero con passo sicuro ma deliberatamente lento. “Niente auto, signora”, mi aveva detto con un sorriso complice quando gli chiesi come mai scegliesse di fare tutto a piedi in quella stagione di vacanze. “Da cinquant’anni vengo qui così. Prima per scappare, adesso per ricordare”. Quella conversazione casuale mi ha fatto riflettere: la Val Pellice non è soltanto un luogo di straordinaria bellezza naturale, ma anche uno spazio dove la storia partigiana si intreccia con i sentieri della montagna stessa. E scoprire come raggiungerli senza automobile significa comprendere davvero il legame profondo che esiste tra questi territori e chi li ha vissuti intensamente.

I treni come primo alleato: dalla pianura alla montagna

Quando penso ai modi più autentici per approcciarsi alla Val Pellice, la ferrovia è sempre il punto di partenza. La linea storica Torino-Pinerolo rappresenta una connessione ancora operativa che merita di essere riscoperta. Partendo da Torino Porta Nuova, il treno serpeggia attraverso la provincia del Torinese fino a Pinerolo, dove il paesaggio inizia a trasformarsi. Non è il viaggio più veloce – dura circa un’ora e mezza – ma è certamente il più suggestivo: le vallate iniziano a farsi più profonde, il colore del verde cambia tonalità, e si avverte quella sottile sensazione di abbandono della pianura che rende il viaggio stesso un’esperienza di transizione.

Da Pinerolo, il collegamento prosegue verso Bobbio Pellice attraverso una strada che sale gradualmente. Qui entra in gioco la seconda soluzione sostenibile: gli autobus regionali. I mezzi pubblici locali collegano i principali nuclei abitati della valle con una frequenza accettabile nei mesi estivi, permettendo di raggiungere i paesi come Torre Pellice, Villar Pellice e Angrogna senza necessità di auto privata.

I sentieri secondari e le strade bianche per chi cammina

Una volta giunti nei comuni principali della vallata, inizia la vera avventura a piedi. I sentieri partigiani che caratterizzano la Val Pellice non sono concentrati in un unico luogo, ma distribuiti lungo un reticolo affascinante che collega rifugi, borghi storici e siti di memoria. Ho personalmente percorso il tracciato che da Torre Pellice conduce verso Luserna San Giovanni, passando per i luoghi dove operavano le formazioni partigiane locali. Non servono attrezzature complicate: scarpe da trekking confortevoli, una mappa aggiornata (reperibile presso gli uffici turistici locali) e una curiosità genuina verso la storia che questi percorsi portano con sé.

Le strade bianche – i tratturi sterrati che tagliano la montagna – rappresentano un patrimonio di accessibilità straordinario. Non richiedono alcuna motorizzazione e offrono un contatto diretto con il paesaggio montano. Durante i miei sopralluoghi estivi per il monitoraggio della fauna, ho notato come questi sentieri mantengano una struttura solida anche nei periodi di pioggia autunnale, rendendoli affidabili per la maggior parte dell’anno.

I rifugi come basi logistiche e punti informativi

Chiunque desideri esplorare i sentieri partigiani della Val Pellice dovrebbe considerare i rifugi non semplicemente come mete finali, ma come veri e propri hub informativi e logistici. Il rifugio Angrogna, ad esempio, rappresenta un punto nevralgico da cui si diramano diversi percorsi storici ben segnalati. I gestori dei rifugi – persone che spesso vivono stabilmente in montagna e conoscono ogni aspetto del territorio – possono fornire indicazioni preziose, consigliare i tracciati più idonei alle proprie capacità fisiche e raccontare direttamente le storie legate ai luoghi che si stanno visitando.

Pernottare in un rifugio significa anche vivere un’esperienza che difficilmente si può replicare in ambito urbano. Ho trascorso molte serate a conversare con ospiti provenienti dalle pianure piemontesi, tutti affascinati da come la montagna trasformi il concetto stesso di relazione con lo spazio. I Diritti civili della popolazione protestante della Val Pellice, per cui molti partigiani combatterono, si comprendono ancor meglio quando si sta seduti attorno a un tavolo di un rifugio, circondati da quella quiete che in montagna sa essere eloquente.

La mobilità condivisa e il car-sharing di comunità

Una soluzione sempre più diffusa, sebbene ancora poco conosciuta, riguarda i servizi di car-sharing gestiti dalle comunità locali. Alcuni comuni della Val Pellice hanno implementato sistemi di condivisione di auto per i periodi di picco turistico, riducendo così il numero di veicoli privati in circolazione. È un modello che nasconde within sé una bellissima filosofia: riconoscere che l’accessibilità ai sentieri storici non significa necessariamente moltiplicare le auto, ma trovare forme intelligenti di collaborazione.

Contattando direttamente i comuni di riferimento è possibile informarsi sulle disponibilità di questi servizi. Non sempre sono pubblicizzati sui canali turistici principali, ma rappresentano una risorsa preziosa per chi voglia veramente abbandonare il paradigma dell’automobile privata.

Pedalare verso la memoria: i percorsi in mountain bike

Per coloro che desiderino un’opzione di mobilità più rapida del trekking ma comunque completamente sostenibile, la mountain bike rappresenta un’eccellente alternativa. I sentieri della Val Pellice, sebbene impegnativi, sono affrontabili con biciclette specifiche. Durante le mie escursioni, ho incontrato numerosi ciclisti che percorrevano questi tracciati con naturalezza e consapevolezza ambientale. Le bici possono essere trasportate sul treno Torino-Pinerolo in appositi vani, rendendo il journey ancora più sostenibile.

Conclusione: la montagna come insegnamento di sostenibilità

Raggiungere i sentieri partigiani della Val Pellice senza automobile non è una rinuncia, ma un’opportunità di comprensione più profonda. Camminare, pedalare, prendere il treno significa adottare il ritmo che la montagna stessa suggerisce. Quando infine ritrovo quegli stambecchi che monitoro ogni estate – animali che vivono in armonia con questi territori da millenni – realizzo che gli equilibri di cui parlava quell’anziano signore non riguardano soltanto la fauna alpina, ma anche il modo in cui scegliamo di muoverci nel paesaggio. La memoria partigiana di questi sentieri merita di essere incontrata nel modo più consapevole possibile: a piedi, in bicicletta, con il tempo di ascoltare veramente cosa la montagna ha da raccontare.

Silvia Lanteri

Da sempre appassionata di fauna alpina, Silvia ha trascorso i mesi estivi monitorando la presenza di stambecchi presso rifugi in Val d’Aosta. Le sue cronache raccontano incontri con animali e gestori, ma anche la fragilità degli equilibri di alta quota. Promuove attività di birdwatching ed escursioni sostenibili dedicate ai principianti.