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Sentieri ad anello consigliati in Val Pellice: idee per escursioni senza ripercorrere la stessa strada

📅 30 Agosto 2026✍️ di Alessandro Faraci⏱️ 3 min di lettura

La Val Pellice offre una dozzina di anelli escursionistici ben tracciati dove non dovrai mai tornare sui tuoi passi. Qui i sentieri chiusi si articolano su pendii dolci e creste accessibili, perfetti per chi ama l’autonomia e il piacere di scoprire senza annoiarsi nel ritorno. Ho mappato i migliori percorsi durante le mie traversate solitarie, raccogliendo dritte dai gestori dei rifugi locali che conoscono ogni metro di questi boschi.

L’anello del Passo della Lombarda

Questo circuito di 14 chilometri parte da Bobbio Pellice e chiude perfettamente senza alcuna sovrapposizione. Sale attraverso faggete fitte verso la cresta, dove il rifugio Lombarda offre riparo e buona cucina. La quota raggiunta è 2.400 metri.

Il tracciato scende poi dalla parte opposta, toccando laghi glaciali che riflettono il cielo con precisione fotografica. I tempi di percorrenza sono equilibrati: tre ore di salita, due di discesa. Consiglio di partire alle 6 del mattino per evitare i gruppi organizzati che arrivano dopo le 9.

Il gestore del rifugio mi ha raccontato come negli ultimi dieci anni hanno potenziato i segnali bianchi-rossi proprio perché i turisti apprezano gli anelli. È una delle poche valli piedmontesi dove l’escursionismo circolare ha preso piede davvero.

Il giro della Rocca Castello

Ventuno chilometri di pura geometria alpina. Questo anello è il più lungo della valle, ma perfettamente sostenibile in otto ore con le soste giuste. Parte da Luserna San Giovanni a 1.300 metri e raggiunge i 2.600 della rocca principale.

Quello che lo rende speciale è la variabilità: boschi di conifere in basso, pascoli di montagna nel mezzo, rocce affioranti in alto. Non è monotono. Passa vicino a tre rifugi diversi, il che significa opzioni di ristoro lungo il percorso senza deviazioni.

La discesa finale attraversa prati dove d’estate pascolo ancora mucche di razza piemontese. Ho contato una volta 180 mucche in una sola alzata di prato. Sono animali domestici ma selvaggi, quindi mantieni distanza rispettosa. La biodiversità alpina di questi pascoli colpisce anche l’escursionista più navigato.

L’anello delle Balme di Ghiffa

Otto chilometri adatti a chi ha gambe allenate ma non ama le lunghe esposizioni aeree. Questo giro tocca caverne naturali e pareti rocciose dove i venti creano strani fischi. Merita una mezza giornata della tua settimana.

La particolarità sta nelle balme stesse: grotte scavate dall’acqua e dal carsismo nel corso dei millenni. Dentro si trova sempre freschezza anche ad agosto. I rifugi locali raccontano che durante la resistenza partigiana queste caverne servivano come nascondigli.

Salita ripida ma breve, circa un’ora e mezza. Poi il sentiero si plana su una sorta di corniciata che agira intorno alla montagna. La discesa è meno scoscesa della salita, il che è raro e gradito.

Quando e come affrontarli

Giugno a settembre sono i mesi ideali. Prima di giugno la neve persiste sui tratti alti, dopo settembre i rifugi iniziano a chiudere. Ho fatto tutti e tre gli anelli a fine agosto e ho incontrato solo altre due persone in dieci ore di cammino complessivo.

Portati scarpe da trekking rinforzate, non da trail. I sentieri sono ben marcati ma rocciosi in alcuni tratti. Una cartografia cartacea con te è sempre una buona idea. I segnali sono affidabili nella Val Pellice, diversamente da altre valli dove l’escursionismo è meno considerato dagli enti locali.

L’acqua si trova nei rifugi e alle fontane segnalate. Non affidarti ai torrenti senza filtrare, soprattutto nei tratti bassi dove il pascolo del bestiame contamina facilmente le sorgenti. Una borraccia filtrante pesa poco e risolve il problema.

Questi anelli rappresentano il meglio di quello che la Val Pellice offre a chi sa leggere la montagna. Non sono diventati famosi perché mancano di ego. Sono sentieri che fanno il loro lavoro, punto. E quello è esattamente quello che cercano i migliori escursionisti.

Alessandro Faraci

Alessandro ha attraversato decine di passi alpini durante le sue traversate solitarie, divenendo un punto di riferimento per chi cerca itinerari meno conosciuti. Ha stretto forte legami con gestori di antichi rifugi, approfondendo usanze e storie locali, che racconta online per ispirare una scoperta consapevole della montagna.